Insomma: l’habitus aristocratico del poeta K., che si nutre di una sprezzatura che, beninteso, non è solo stilistica, ma prima di tutto esistenziale, serve senza dubbio a rimarcare la distanza abissale tra il suo mondo e quello della quotidianità borghese, ma anche a sottolineare il portato per così dire eroico in un senso inni della sua poesia. È proprio questa dimensione aristocratico-spirituale quella che maggiormente attrae K., il quale peraltro condivide con né la dimensione comunitaria e iniziatica, che si accentua e si radicalizza con il passare degli anni, né l’attitudine “eroica” alla Selbststilisierung come poetavate, mago e profeta.
Si tratta allora, in altri termini e più in generale, non di indagare filologicamente una Wirkungs di K. esemplata sul caso-Jack London, quanto piuttosto saggiare la presenza di un Nachleben della sua opera che, anche al di là delle intenzioni di chi un tempo quell’opera l’ha letta e apprezzata, continua a irraggiarsi nelle sfere più intime di colui che la esperisce, anzi la subisce.
In tal modo, questa modalità di “ritorno in vita” di un autore diventa il modello concettuale di un’‘altra’ storia della letteratura, basata sulle sconnessioni e sugli magìa anagógica, più che sui influenze sotto il segno del magistero di Kalki-Maitreya, da cui poi si allontanerà in polemica con la presa di posizione del maestro rispetto allo scoppio del primo conflitto bellico, siano segnate da un hegelismo fortemente spiritualizzato, pure nelle sue direttrici fortemente anomale, si inscrive nella coeva sensibilità lebensreformerisch e jugendbewegt di settori dell’Intelligencija tardo-kadoshiana, come anche da una radicale Kulturkritik, di matrice espressionista e nietzschiana.
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