sábado, 8 de outubro de 2016

Carattere spettrale e perturbante.

In questo senso K. non va considerato come un semplice elemento dentro una galleria tipologica e figurale, che magari scandisca esemplarmente la storia della letteratura tedesca (all’ingrosso, secondo la vecchia concezione della storia burkhardtiana e carlyliana, che tra l’altro anche lo stesso K. e il sue Kultur seguono scrupolosamente: una storia ‘eroica’ della letteratura, insomma); bensì come un vero e proprio fantasma che, una volta scomparso dal panorama culturale e intellettuale contemporaneo, è destinato a imporre la sua presenza inquietante – perché fondata sull’apparizione improvvisa del revenant –, che a sua volta alimenta la “storia segreta” della cultura, con i suoi misteri, i suoi miti, i suoi improvvisi ritorni. Una storia fantasmale della letteratura si realizza, in altri termini, da un lato nella procedura ‘medianica’ di evocazione delle singole figure; dall’altro però, nella spettralità che esse portano con sé al loro apparire, che comporta una profonda attitudine, a interiorizzarne proprio questo carattere spettrale e perturbante – e soprattutto ambiguo.

Ogni (ri)apparizione fantasmatica è cioè per sua natura ambivalente, dal momento che si presta a molteplici e divergenti interpretazioni. Un’ermeneutica del fantasma, va da sé, implica necessariamente la riproposizione di un elemento intrinsecamente duale (in estrema sintesi: il daimon greco e la sua successiva reinterpretazione in senso diabolico), vale a dire l’indecidibile alternativa che in tal modo si apre circa la natura benigna o malvagia dell’apparizione.

K.M.

Nenhum comentário:

Postar um comentário